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Sommario

Il nuovo regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (GU L 180, 29.6.2013, p. 31-59) modifica il complesso sistema per la determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (Sistema di Dublino) e prevede un nuovo meccanismo di allerta rapida, di preparazione e di gestione delle crisi, nel caso, tra l’altro, di un “un rischio comprovato di speciale pressione sul sistema di asilo di uno Stato membro e/o da problemi nel funzionamento del sistema di asilo di uno Stato membro” (Art. 33).

Questo meccanismo è inteso a ridurre le incongruenze derivanti dall’assenza di un adeguato livello di armonizzazione e alla permanenza di ampie disparità tra Stati membri nell’accoglienza e nel trattamento dei richiedenti protezione internazionale. Un simile stato di cose compromette evidentemente il funzionamento del Sistema di Dublino nel suo complesso, come ampiamente rilevato dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo e dalla Corte di Giustizia dell’UE. L’entità e la complessità dei flussi di rifugiati attraverso la rotta del Mediterraneo verso l’Europa continuano drammaticamente ad illustrare l’urgenza di rafforzare, sostenere e coordinare i meccanismi di protezione internazionale negli Stati di primo arrivo (in proposito, Overview of UNHCR's operations in Europe, 19 February 2014).

Obiettivi e risultati attesi

Al fine di contenere le incongruenze derivanti da una simile applicazione dei criteri stabiliti dal sistema di Dublino, il regolamento 604/2013 prevede un nuovo meccanismo di allerta rapida, di preparazione e di gestione delle crisi, nel caso, tra l’altro, di un “un rischio comprovato di speciale pressione sul sistema di asilo di uno Stato membro e/o da problemi nel funzionamento del sistema di asilo di uno Stato membro” (Art. 33).

Questo meccanismo, sulla cui utilità peraltro si è pronunciato anche l’UNHCR (Statement 24 giugno 2014), è peraltro il frutto di un “compromesso a ribasso” rispetto all’originaria proposta avanzata dalla Commissione che, nel 2008, aveva previsto un apparato molto più articolato e “strutturato” (volto alla sospensione generale e temporanea dei trasferimenti Dublino verso un determinato Stato che versasse in una situazione di particolare crisi o pressione migratoria), ma che i Governi, in fase di negoziati del testo definitivo del regolamento, hanno ridimensionato sensibilmente.

Così come è congegnato, questo meccanismo richiama quei principi di mutuo sostegno, solidarietà e condivisione delle responsabilità che sono alla base, anche se in termini più generali, proprio dell’art. 78 par. 3 del TFUE, a cui la Commissione ha fatto riferimento per la prima volta proprio la settimana scorsa, nell’adozione dell’Agenda europea sulla migrazione (individuando questi nuovi meccanismi di Resettlement, Relocation, Hotspot (collaborazione tra EASO, FRONTEX, Europol e Stati Membri per la rapida identificazione dei migranti in arrivo attraverso la registrazione delle impronte digitali).

Un’analisi sistematica del regolamento di Dublino e in particolare delle caratteristiche e potenzialità del meccanismo di allerta rapido si inscriverebbe dunque in una prospettiva di continuità e sviluppo con le strategie enunciate dalla Commissione e si rivelerebbe particolarmente utile

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